venlafaxina teva 10 capsule 150mg r teva italia srl

Che cosa è venlafaxina teva 10cps 150mg r?

Venlafaxina teva capsule rigide rp prodotto da teva italia srl
è un farmaco generico della categoria farmaci preconfezionati prodotti industrialmente - generici che appartiene alla fascia A che comprende tutti i farmaci essenziali e per malattie croniche, che sono gratuiti per il cittadino, su questi farmaci le Regioni sono comunque libere di applicare eventualmente un ticket .
Venlafaxina teva risulta in commercio nelle farmacie italiane

E' utilizzato per la cura di antidepressivi.
Contiene i principi attivi: venlafaxina cloridrato
Composizione Qualitativa e Quantitativa: capsule da 37,5 mg: 37,5 mg di venlafaxina (pari a 42,43 mg di venlafaxina cloridrato). capsule da 75 mg: 75 mg di venlafaxina (pari a 84,85 mg di venlafaxina cloridrato). capsule da 150 mg: 150 mg di venlafaxina (pari a 169,70 mg di venlafaxina cloridrat
Codice AIC: 038500195 Codice EAN: 0

Informazioni e Indicazioni, a cosa serve?

Trattamento di episodi di depressione maggiore. Prevenzione delle recidive dopo la risoluzione dell'episodio iniziale di depressione o prevenzione di ulteriori episodi depressivi. Trattamento del disturbo d'ansia sociale (DAS).

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Posologia

Assumere con cibo. La capsula deve essere ingerita intera e non va divisa, frantumata, masticata ne' sciolta in acqua. Assumere una volta al giorno, preferibilmente sempre alla stessa ora, al mattino o la sera. Nel passaggio da compresse di venlafaxina a breve durata di azione al farmaco, il dosaggio di quest'ultimo medicinale deve essere scelto in modo che corrisponda alla dose completa giornaliera (mg al giorno) assunto con le compresse di venlafaxina a breve durata di azione. Questa dose puo' essere modificata secondo necessita', allo scopo di soddisfare le esigenze individuali di ciascun paziente. Episodi depressivi maggiori La dose efficace per il trattamento della depressione e' solitamente compresa fra i 75 mg e i 225 mg. La terapia deve essere iniziata con 75 mg da assumersi 1 volta al giorno. Alcuni effetti diverranno evidenti dopo una terapia di 2-4 settimane con una dose standard adeguata. Se la risposta clinica non e' soddisfacente, e' possibile aumentare la dose a 150 mg, quindi ancora a 225 mg. I pazienti che non rispondono alla terapia possono trarre giovamento da dosi piu' elevate, finoa 375 mg; comunque, l'esperienza con dosi elevate e' ancora limitata.In ogni caso, le dosi alte devono essere somministrate sotto stretta supervisione. Le dosi devono essere aumentate ad intervalli di circa 2settimane o piu', con un intervallo minimo di 4 giorni fra un incremento e l'altro. Se dopo 2-4 settimane non si rileva alcuna risposta, significa che una prosecuzione della terapia non apporterebbe alcun giovamento. Trattamento del disturbo della fobia sociale La dose raccomandata e' di 75 mg una volta al giorno. Per i pazienti che non hanno risposto adeguatamente a una dose di 75 mg, e' possibile aumentare il dosaggio fino a 150 mg da assumersi una volta al giorno. In caso di necessita', la dose giornaliera puo' essere aumentata fino a 225 mg. E' possibile aumentare il dosaggio a intervalli di 2 settimane o piu', ma nonsi deve scendere al di sotto dei 4 giorni. Popolazioni particolari Nei pazienti con funzionalita' renale o epatica compromessa, si raccomanda la riduzione della dose. La terapia deve essere iniziata con le compresse di venlafaxina a breve durata di azione allo scopo di determinare la dose appropriata. Compromissione renale Nei pazienti con una grave compromissione a livello renale (clearance della creatinina CONSERVAZIONEQuesto medicinale non richiede condizioni di conservazione speciali.AVVERTENZEUso nei pazienti di eta' inferiore a 18 anni: non usare. Comportamenti suicidi e ostilita' sono stati osservati. Tuttavia, se si decide comunque di intraprendere una terapia sulla base della necessita' clinica, occorre tenere il paziente sotto stretto monitoraggio al fine di rilevare l'eventuale comparsa di sintomi suicidi. Inoltre non sono disponibili dati in merito alla sicurezza a lungo termine per quanto riguarda crescita, maturazione e sviluppo cognitivo-comportamentale di bambini e adolescenti. Diabete: il trattamento puo' influenzare il controllodel glucosio nei pazienti affetti da diabete. Puo' essere necessario aggiustare la dose di insulina e/o di antidiabetici orali. Sintomi da astinenza da interruzione del trattamento: sono stati segnalati capogiri, disturbi sensoriali, disturbi del sonno, agitazione o ansia, nausea e/o vomito, tremore, stato confusionale, sudorazione, cefalea, diarrea, palpitazioni, instabilita' emotiva, irritabilita' e disturbi alla vista. Vi sono segnalazioni di casi in cui tali sintomi si sono manifestati in pazienti che avevano saltato inavvertitamente una dose. Interrompere la somministrazione gradualmente riducendo lentamente la dose.Suicidio/pensieri suicidi o peggioramento clinico: la depressione e' associata ad un aumento del rischio di sviluppare pensieri suicidi, autolesionismo e suicidio. Tale rischio persiste finche' si verifica unaremissione significativa. Monitorare attentamente i pazienti fino al verificarsi di tale miglioramento. Altre condizioni psichiatriche per cui il farmaco viene prescritto possono anche essere associate ad un aumento del rischio di eventi correlati al suicidio. Le medesime precauzioni prese nel corso del trattamento di pazienti che presentano disturbi depressivi maggiori devono pertanto essere osservate anche duranteil trattamento di pazienti con altri disturbi psichiatrici. Un attento controllo dei pazienti deve accompagnare la terapia farmacologica. Informare i pazienti (e coloro che li assistono) della necessita' di monitoraggio per determinare qualsiasi peggioramento clinico, comportamento o pensieri suicidi e cambiamenti inusuali del comportamento, e di consultare il medico in caso tali sintomi si presentino. Acatisia/irrequietezza psicomotoria: l'uso e' stato associato allo sviluppo di acatisia, caratterizzata da una irrequietezza soggettivamente sgradevole ostressante e la necessita' di muoversi spesso accompagnata dall'incapacita' di sedere o di stare fermi. Per i pazienti che sviluppano questi sintomi, puo' essere dannoso aumentare la dose. Sono stati segnalaticasi di mania o ipomania in un esiguo numero di pazienti con instabilita' emotiva che assumevano antidepressivi. Utilizzare con cautela neipazienti con una anamnesi di mania. Le convulsioni si verificano molto raramente. Occorre prestare particolare attenzione quando si trattano pazienti affetti da epilessia o da sindrome cerebrale organica. Se necessario consultare un neurologo. L'assunzione va interrotta nei pazienti che manifestano convulsioni. Nei pazienti affetti da cirrosi epatica e in quelli con una compromissione renale di grado da moderato a grave, la clearance renale della venlafaxina e dei suoi metaboliti attivi e' ridotta. Quindi, possono rendersi necessari una dose inferiore oun prolungamento dell'intervallo fra le dosi. L'esperienza con il medicinale gia' sul mercato ha dato segnalazioni molto rare di secrezioneSIADH nei pazienti anziani trattati con venlafaxina. Sebbene gli eventi riferiti si siano verificati contemporaneamente all'assunzione di venlafaxina, la relazione con la terapia con venlafaxina non e' nota. Sono stati riportati rari casi di iponatriemia in concomitanza con il trattamento con antidepressivi, inclusi i trattamenti con antidepressivi selettivi della serotonina. I pazienti anziani, i pazienti che assumono diuretici oppure quelli disidratati per altri motivi sono solitamente sotto controllo. Sono stati riferiti rari casi di iponatriemia correlati alla terapia con venlafaxina; la situazione e' migliorata interrompendo l'assunzione del medicinale. Sono necessari una somministrazione cauta e controlli regolari e attenti quando la venlafaxina e' assunta dagli anziani. Una somministrazione attenta e controlli regolari sono necessari nei disturbi nella minzione; glaucoma ad angolo stretto,aumento della pressione intraoculare; ipotensione o ipertensione; disturbi cardiaci come alterazioni della conduzione, angina pectoris e recente infarto del miocardio; in tali casi, e' necessario applicare anche le normali precauzioni. Occorre prestare attenzione in caso di somministrazione simultanea di medicinali. Aumenti della pressione arteriosa associati alla dose sono stati comunemente segnalati. Aumenti prolungati della pressione arteriosa potrebbero avere conseguenze nocive. Misurare la pressione arteriosa dei pazienti ai quali viene somministrata la venlafaxina. Per i pazienti nei quali si osserva un aumento sostenuto della pressione arteriosa durante la terapia con venlafaxina, vapresa in considerazione la riduzione della dose o l'interruzione della terapia. Possono verificarsi aumenti della frequenza cardiaca, in particolare con dosi elevate. Occorre prestare attenzione ai pazienti lecui condizioni di base potrebbero essere compromesse dagli aumenti della frequenza cardiaca. Sono state osservate alterazioni significativedel controllo della pressione arteriosa e anomalie della conduzione cardiaca, in particolare nei pazienti anziani, ed e' stata riferita unapossibile associazione fra la venlafaxina e l'ischemia acuta del miocardio. Di conseguenza, la venlafaxina va utilizzata con cautela nei pazienti con ischemia miocardica acuta, malattie cerebrovascolari acute o altri disturbi cardiaci accertati che potrebbero aumentare il rischio di aritmie ventricolari. Riscontri significativi sull'elettrocardiogramma sono stati osservati nello 0,8% dei pazienti trattati con venlafaxina. Alterazioni significative negli intervalli PR, QRS o QTc sono state raramente osservate nei pazienti trattati con la venlafaxina. E' stato osservato un aumento significativo dei livelli sierici di colesterolo nel 5,3% dei pazienti che assumevano venlafaxina da almeno 3 mesi. Se compare ipercolesterolemia, va preso in considerazione il passaggio ad un altro antidepressivo. Nel trattamento della depressione bipolare, sussiste il rischio che i pazienti sviluppino mania; in tal caso, considerare l'interruzione del trattamento. Non si dispone di esperienza nei pazienti affetti da schizofrenia. I pazienti che assumono venlafaxina possono presentare un rischio piu' elevato di emorragia dellacute e delle mucose. Utilizzare con cautela nei pazienti con tendenzaa tali tipi di emorragia. Se si manifestano eruzione cutanea, orticaria o reazioni allergiche di qualsiasi tipo, la terapia con il medicinale va interrotta. Il farmaco contiene saccarosio.INTERAZIONIInibitori della monoaminoossidasi: non utilizzare in concomitanza congli inibitori delle MAO. Effetti indesiderati, anche di grave entita'o con esito letale, sono stati riferiti quando il trattamento con venlafaxina e' stato iniziato subito dopo la sospensione del trattamento con inibitori delle MAO e quando il trattamento con inibitori delle MAO e' stato iniziato subito dopo la sospensione del trattamento con venlafaxina. Sono stati osservati i seguenti effetti indesiderati provocati da un'interazione: tremore, mioclono, sudorazione, nausea, vomito, vampate di calore, vertigini, ipertermia simile a sindrome neurolettica maligna, sindrome serotoninergica, attacchi epilettici e decesso. Una associazione tra la venlafaxina e gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina/inibitori delle MAO puo', sebbene raramente,provocare sintomi caratterizzati da ipertermia, rigidita' muscolare, mioclono, instabilita' autonomica, stato di coscienza alterato e, in casi gravi, delirio e coma. Di conseguenza, non usare contemporaneamente con inibitori delle MAO e non prima che siano trascorsi almeno 14 giorni dall'interruzione della terapia con inibitori delle MAO. Quando si passa dal medicinale a un inibitore delle MAO, va osservata una pausa di 7 giorni. Quando si inizia un trattamento con la venlafaxina 14 giorni dopo un inibitore delle MAO, si raccomanda di iniziare la terapia con una dose unica giornaliera iniziale di compresse da 37,5 mg durante i primi giorni. Nessuna ricerca sistematica e' stata condotta in merito al rischio correlato all'impiego del farmaco in combinazione conaltri medicinali che agiscono sul sistema nervoso centrale, con l'eccezione dei medicinali elencati di seguito. Sulla base del noto meccanismo d'azione della venlafaxina e della possibile comparsa della sindrome serotoninergica, si raccomanda cautela se la venlafaxina e' somministrata in concomitanza con prodotti che agiscono sulla trasmissione serotoninergica. Indinavir: la somministrazione simultanea di venlafaxina ha determinato una riduzione del 28% dell'AUC e una riduzione del 36% della C max di indinavir. L'indinavir non ha avuto alcun effetto sulla farmacocinetica della venlafaxina nativa o della O-demetilvenlafaxina. Litio, diazepam, alcool: non e' stata rilevata alcuna interazione dopo l'assunzione di una singola dose di litio, diazepam ed etanolo durante il trattamento con venlafaxina. Comunque, ai pazienti va consigliato di evitare il consumo di alcool durante la terapia con il farmaco. Aloperidolo Quando la venlafaxina e' stata somministrata allo stato stazionario, la somministrazione concomitante per via orale di aloperidolo ha determinato una riduzione della clearance renale totale per l'aloperidolo, la quale a sua volta ha determinato un aumento dell'AUC edella C max per l'aloperidolo. L'emivita di eliminazione e' rimasta invariata. Imipramina/desipramina: il metabolismo dell'imipramina e delsuo metabolita 2-OH-imipramina non e' stato influenzato dalla venlafaxina, sebbene la clearance renale totale della 2-idrossi-desipramina sia stata ridotta e l'AUC e la C max della desipramina siano aumentate all'incirca del 35%. Cimetidina La cimetidina ha inibito il metabolismo di primo passaggio della venlafaxina, ma non ha avuto alcun effetto significativo sulla formazione o sull'eliminazione della O-demetilvenlafaxina che e' presente in quantita' molto piu' elevate nella circolazione sistemica. Quando il farmaco viene somministrata in concomitanza con cimetidina, non appare dunque necessario alcun adeguamento della dose. Per i pazienti anziani o per i pazienti affetti da una disfunzione epatica, l'interazione farmacologica potrebbe essere piu' pronunciata e dunque per tali pazienti e' indicato un monitoraggio clinico quando il medicinale e' somministrato contemporaneamente a cimetidina. Terapia elettroconvulsivante: dato che in caso di impiego contemporaneo con gli SSRI e' stata rilevata una prolungata attivita' convulsiva, si raccomanda cautela. Clozapina: dopo l'aggiunta di venlafaxina, un aumento dei livelli di clozapina e' stato riferito e temporaneamente associato alla comparsa di eventi avversi come le convulsioni. Risperidone: il profilo farmacocinetico del risperidone attivo e del suo metabolita9-idrossirisperidone non e' stato influenzato dalla venlafaxina, sebbene l'AUC del risperidone sia aumentata all'incirca del 32%. Utilizzare con attenzione nei pazienti trattati in concomitanza con medicinali che aumentano il rischio di emorragie, come anticoagulanti, derivati dell'acido salicilico e antiinfiammatori non steroidei/antireumatici. Warfarin: sono stati osservati aumenti del tempo di protrombina, del tempo di tromboplastina parziale o del rapporto internazionale normalizzato quando la venlafaxina e' stata somministrata ai pazienti che assumevano warfarin. L'efficacia e la sicurezza del trattamento con venlafaxina in caso di assunzione concomitante di agenti per perdere peso, inclusa la fentermina, non sono state analizzate. L'assunzione concomitante di venlafaxina e agenti per perdere peso e' dunque sconsigliata. Si sconsiglia l'assunzione della venlafaxina per perdere peso in monoterapia o in combinazione con altri prodotti. Principi attivi metabolizzati dagli isoenzimi del citocromo P450 Gli studi in vitro dimostrano che la venlafaxina e' metabolizzata principalmente nel fegato a opera dell'isoenzima CYP2D6 in O-demetilvenlafaxina e dall'isoenzima CYP3A3/4in N-demetilvenlafaxina. Non si puo' escludere che ci sia una interazione fra la venlafaxina e un farmaco inibitore dell'enzima CYP2D6; si consiglia cautela quando il farmaco viene somministrata contemporaneamente a medicinali che inibiscono l'enzima CYP2D6. Dato che la venlafaxina potrebbe inibire in modo competitivo il metabolismo di altri principi attivi metabolizzati dal CYP2D6, la venlafaxina va utilizzata con cautela in combinazione con tali principi attivi. Il polimorfismo del CYP2D6 va tenuto presente quando si prescrive la venlafaxina. Nei pazienti con un ridotto metabolismo del CYP2D6 e' possibile prevedere un innalzamento dei livelli di venlafaxina. Inoltre, l'assunzione concomitante di un inibitore dell'enzima CYP3A3/4 puo' far innalzare i livellidi venlafaxina attraverso una interazione metabolica. Gli studi indicano che la venlafaxina e' un inibitore del CYP2D6. La venlafaxina non ha inibito gli enzimi CYP3A4, CYP1A2, CYP2C9 e CYP2C19. Metoprololo: la somministrazione simultanea di venlafaxina (50 mg ogni 8 ore) e metoprololo (100 mg al giorno) e' stata associata a un aumento del 30-40% dei livelli plasmatici di metoprololo. Tuttavia, la concentrazione plasmatica di a-idrossi-metoprololo e' rimasta invariata. La rilevanza clinica di tale interazione e' sconosciuta. Il metoprololo non influiscesul profilo farmacocinetico della venlafaxina e della ODV.EFFETTI INDESIDERATISpesso e' difficile distinguere gli effetti indesiderati della terapia dai sintomi della depressione. La comparsa di molti di questi effetti indesiderati e' correlata alla dose. Molto comune: >= 1/10; comune: >= 1/100, < 1/10; non comune: >= 1/1000, < 1/100; raro: >= 1/10.000, < 1/1000; molto raro: < 1/10.000 non noti (la frequenza non puo' essere definita sulla base dei dati disponibili). Patologie del sistema emolinfopoietico. Raro: trombocitopenia; molto raro: discrasia ematica (inclusi agranulocitosi, anemia aplastica, neutropenia e pancitopenia). Disturbi del sistema immunitario. Non comune: iperfotosensibilita'; molto raro: anafilassi. Patologie endocrine. Molto raro: innalzamento dei livelli di prolattina. Disturbi del metabolismo e della nutrizione. Comune: innalzamento del livello sierico di colesterolo (specialmente correlato alla terapia a lungo termine e forse all'assunzione di dosi elevate), perdita di peso. Non comune: iponatriemia, aumentodi peso. Raro: sindrome da inappropriata secrezione dell'ormone antidiuretico (SIADH). Disturbi psichiatrici. Comune: insonnia, sonnolenza,nervosismo, aggressivita', sogni anomali, anomalie dell'orgasmo (negli uomini); non comune: apatia, allucinazioni, anomalie dell'orgasmo (nelle donne), agitazione; raro: mania o ipomania; molto raro: stato confusionale (delirio), casi di ideazione suicida e comportamenti suicidisono stati riferiti durante la terapia con venlafaxina o subito dopo la sua interruzione. Patologie del sistema nervoso. Comune: capogiri, cefalea, aumento del tono muscolare, parestesia, sedazione, tremore; non comune: mioclono; raro: sindrome serotoninergica, sindrome neurolettica maligna (SNM), convulsioni, acatisia; molto rari: reazioni extrapiramidali (incluse distonia e discinesia), discinesia tardiva. Patologie dell'occhio. Comune: disturbi dell'accomodazione visiva, midriasi, anomalie visive. Molto raro: glaucoma ad angolo chiuso. Patologie dell'orecchio e del labirinto. Non comune: tinnito. Patologie cardiache. Non comune: aritmie (inclusa tachicardia). Molto raro: prolungamento dell'intervallo QT e QRS, fibrillazione ventricolare, tachicardia ventricolare (inclusa la torsione di punta), scompenso cardiaco, insufficienza cardiaca. Patologie vascolari. Comune: ipertensione, vasodilatazione (soprattutto vampate di calore), ecchimosi, emorragia delle mucose. Non comune: ipotensione, ipotensione posturale, sincope. Raro: emorragia (inclusa emorragia cerebrale), emorragia gastrointestinale. Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche. Comune: sbadigli. Molto raro: eosinofilia polmonare con sintomi quali dispnea, dolore toracico. Patologie gastrointestinali. Comune: alterazioni dell'appetito, anoressia, costipazione, nausea, vomito, secchezza delle fauci, dispepsia. Non comune: bruxismo, alterazioni del gusto, diarrea. Molto raro: pancreatite. Patologie epatobiliari. Non comune: test della funzionalita' epatica anormale. Raro: epatite. Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo. Comune: sudorazione. Non comune: dermatite, alopecia, reazioni di fotosensibilita', eruzione cutanea. Molto raro: eritema multiforme, sindrome di Stevens-Johnson, pizzicore, prurito, orticaria. Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo. Molto raro: rabdomiolisi. Patologie renali e urinarie. Comune: disturbi delle vie urinarie (soprattutto minzione discontinua). Non comune: ritenzione urinaria. Patologie dell'apparato riproduttivo e della mammella. Comune: disturbi di eiaculazione, disfunzione erettile, riduzione della libido. Non comune: menorragia. Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione. Comune: debolezza/affaticamento, astenia. Esami diagnostici. Raro: tempo di sanguinamento prolungato. Negli studi clinici condotti in ambito pediatrico, sono stati osservati iseguenti eventi avversi con una frequenza analoga a quella rilevata nei pazienti adulti: dolori addominali, agitazione, anoressia, perdita di peso, aumento della pressione arteriosa e dei livelli di colesterolo nel siero, dispepsia, ecchimosi, emorragia nasale e mialgia. Si riferiscono sintomi da astinenza in pazienti affetti da depressione e in pazienti affetti dal disturbo d'ansia generalizzata o dal disturbo d'ansia sociale. Esiste una relazione fra l'interruzione improvvisa della terapia, la riduzione della dose o la riduzione graduale della dose e il manifestarsi di nuovi sintomi. L'incidenza di questi sintomi e' aumentata con dosi piu' elevate e con una somministrazione prolungata. Sono stati segnalati capogiri, disturbi sensoriali (inclusa parestesia esensazione simile a scossa elettrica), disturbi del sonno (inclusi insonnia e sogni intensi), agitazione o ansia, nausea e/o vomito, tremore, stato confusionale, sudorazione, cefalea, diarrea, palpitazioni, instabilita' emotiva, irritabilita' e disturbi alla vista. Solitamente si verificano entro i primi giorni dall'interruzione del trattamento, ma vi sono segnalazioni molto rare di tali sintomi in pazienti che avevano saltato inavvertitamente una dose. In generale tali sintomi sono autolimitanti e normalmente si risolvono entro 2 settimane, sebbene in alcune persone possano persistere piu' a lungo (2-3 mesi o piu'). Pertanto, quando il trattamento con il farmaco non e' piu' necessario, si raccomanda quindi di interromperlo gradualmente riducendo lentamente la dose.GRAVIDANZA E ALLATTAMENTOI dati relativi a un numero limitato di gravidanze esposte non indicano effetti avversi di venlafaxina sulla gravidanza stessa o sulla salute del feto. Concentrazioni elevate di venlafaxina sono state rilevatenel liquido amniotico. I risultati degli studi su animali hanno dimostrato tossicita' riproduttiva. Il rischio potenziale per l'uomo non e'noto. La venlafaxina non deve essere usata in gravidanza, a meno che la sua assunzione non sia strettamente necessaria. Quando la venlafaxina e' utilizzata a lungo termine fino al parto, possono comparire sintomi da astinenza nel neonato. La venlafaxina e il suo metabolita attivo sono escreti nel latte materno. L'effetto sul neonato non e' chiaro.Di conseguenza, la decisione in merito alla prosecuzione/interruzionedell'allattamento al seno e alla prosecuzione/interruzione della terapia con venlafaxina deve tener conto dei benefici dell'allattamento alseno per il bambino e dei benefici della terapia con venlafaxina per la madre.

Effetti indesiderati

Spesso e' difficile distinguere gli effetti indesiderati della terapia dai sintomi della depressione. La comparsa di molti di questi effetti indesiderati e' correlata alla dose. Molto comune: >= 1/10; comune: >= 1/100, < 1/10; non comune: >= 1/1000, < 1/100; raro: >= 1/10.000, < 1/1000; molto raro: < 1/10.000 non noti (la frequenza non puo' essere definita sulla base dei dati disponibili). Patologie del sistema emolinfopoietico. Raro: trombocitopenia; molto raro: discrasia ematica (inclusi agranulocitosi, anemia aplastica, neutropenia e pancitopenia). Disturbi del sistema immunitario. Non comune: iperfotosensibilita'; molto raro: anafilassi. Patologie endocrine. Molto raro: innalzamento dei livelli di prolattina. Disturbi del metabolismo e della nutrizione. Comune: innalzamento del livello sierico di colesterolo (specialmente correlato alla terapia a lungo termine e forse all'assunzione di dosi elevate), perdita di peso. Non comune: iponatriemia, aumentodi peso. Raro: sindrome da inappropriata secrezione dell'ormone antidiuretico (SIADH). Disturbi psichiatrici. Comune: insonnia, sonnolenza,nervosismo, aggressivita', sogni anomali, anomalie dell'orgasmo (negli uomini); non comune: apatia, allucinazioni, anomalie dell'orgasmo (nelle donne), agitazione; raro: mania o ipomania; molto raro: stato confusionale (delirio), casi di ideazione suicida e comportamenti suicidisono stati riferiti durante la terapia con venlafaxina o subito dopo la sua interruzione. Patologie del sistema nervoso. Comune: capogiri, cefalea, aumento del tono muscolare, parestesia, sedazione, tremore; non comune: mioclono; raro: sindrome serotoninergica, sindrome neurolettica maligna (SNM), convulsioni, acatisia; molto rari: reazioni extrapiramidali (incluse distonia e discinesia), discinesia tardiva. Patologie dell'occhio. Comune: disturbi dell'accomodazione visiva, midriasi, anomalie visive. Molto raro: glaucoma ad angolo chiuso. Patologie dell'orecchio e del labirinto. Non comune: tinnito. Patologie cardiache. Non comune: aritmie (inclusa tachicardia). Molto raro: prolungamento dell'intervallo QT e QRS, fibrillazione ventricolare, tachicardia ventricolare (inclusa la torsione di punta), scompenso cardiaco, insufficienza cardiaca. Patologie vascolari. Comune: ipertensione, vasodilatazione (soprattutto vampate di calore), ecchimosi, emorragia delle mucose. Non comune: ipotensione, ipotensione posturale, sincope. Raro: emorragia (inclusa emorragia cerebrale), emorragia gastrointestinale. Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche. Comune: sbadigli. Molto raro: eosinofilia polmonare con sintomi quali dispnea, dolore toracico. Patologie gastrointestinali. Comune: alterazioni dell'appetito, anoressia, costipazione, nausea, vomito, secchezza delle fauci, dispepsia. Non comune: bruxismo, alterazioni del gusto, diarrea. Molto raro: pancreatite. Patologie epatobiliari. Non comune: test della funzionalita' epatica anormale. Raro: epatite. Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo. Comune: sudorazione. Non comune: dermatite, alopecia, reazioni di fotosensibilita', eruzione cutanea. Molto raro: eritema multiforme, sindrome di Stevens-Johnson, pizzicore, prurito, orticaria. Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo. Molto raro: rabdomiolisi. Patologie renali e urinarie. Comune: disturbi delle vie urinarie (soprattutto minzione discontinua). Non comune: ritenzione urinaria. Patologie dell'apparato riproduttivo e della mammella. Comune: disturbi di eiaculazione, disfunzione erettile, riduzione della libido. Non comune: menorragia. Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione. Comune: debolezza/affaticamento, astenia. Esami diagnostici. Raro: tempo di sanguinamento prolungato. Negli studi clinici condotti in ambito pediatrico, sono stati osservati iseguenti eventi avversi con una frequenza analoga a quella rilevata nei pazienti adulti: dolori addominali, agitazione, anoressia, perdita di peso, aumento della pressione arteriosa e dei livelli di colesterolo nel siero, dispepsia, ecchimosi, emorragia nasale e mialgia. Si riferiscono sintomi da astinenza in pazienti affetti da depressione e in pazienti affetti dal disturbo d'ansia generalizzata o dal disturbo d'ansia sociale. Esiste una relazione fra l'interruzione improvvisa della terapia, la riduzione della dose o la riduzione graduale della dose e il manifestarsi di nuovi sintomi. L'incidenza di questi sintomi e' aumentata con dosi piu' elevate e con una somministrazione prolungata. Sono stati segnalati capogiri, disturbi sensoriali (inclusa parestesia esensazione simile a scossa elettrica), disturbi del sonno (inclusi insonnia e sogni intensi), agitazione o ansia, nausea e/o vomito, tremore, stato confusionale, sudorazione, cefalea, diarrea, palpitazioni, instabilita' emotiva, irritabilita' e disturbi alla vista. Solitamente si verificano entro i primi giorni dall'interruzione del trattamento, ma vi sono segnalazioni molto rare di tali sintomi in pazienti che avevano saltato inavvertitamente una dose. In generale tali sintomi sono autolimitanti e normalmente si risolvono entro 2 settimane, sebbene in alcune persone possano persistere piu' a lungo (2-3 mesi o piu'). Pertanto, quando il trattamento con il farmaco non e' piu' necessario, si raccomanda quindi di interromperlo gradualmente riducendo lentamente la dose.

Indicazioni

Trattamento di episodi di depressione maggiore. Prevenzione delle recidive dopo la risoluzione dell'episodio iniziale di depressione o prevenzione di ulteriori episodi depressivi. Trattamento del disturbo d'ansia sociale (DAS).

Controindicazioni ed effetti secondari

Ipersensibilita' alla venlafaxina o ad uno qualsiasi degli eccipienti. Non somministrare in concomitanza con inibitori della monoaminossidasi (MAO) (come isocarbossazide, fenelzina, tranilcipromina, inclusi gli inibitori reversibili delle MAO, come moclobemide) o devono essere trascorsi almeno 14 giorni dall'interruzione di un trattamento con inibitori della MAO. La somministrazione deve essere interrotta almeno 7 giorni prima dell'inizio del trattamento con qualunque altro inibitore delle MAO.

Composizione ed Eccipienti

Contenuto della capsula: talco, dibutile sebacato, povidone K30, idrossipropilcellulosa, etilcellulosa, granuli di zucchero (saccarosio, amido di mais). Rivestimento della capsula (37,5 mg). Corpo: gelatina, titanio diossido (E171). Testa: ferro ossido rosso (E172), titanio diossido (E171), gelatina. Rivestimento della capsula (75 mg). Corpo / testa: ferro ossido rosso (E172), gelatina, titanio diossido (E171), ferro ossido giallo (E172). Rivestimento della capsula (150 mg). Corpo / testa: ferro ossido rosso (E172), gelatina, titanio diossido (E171), ferro ossido giallo (E172).

Avvertenze

Uso nei pazienti di eta' inferiore a 18 anni: non usare. Comportamenti suicidi e ostilita' sono stati osservati. Tuttavia, se si decide comunque di intraprendere una terapia sulla base della necessita' clinica, occorre tenere il paziente sotto stretto monitoraggio al fine di rilevare l'eventuale comparsa di sintomi suicidi. Inoltre non sono disponibili dati in merito alla sicurezza a lungo termine per quanto riguarda crescita, maturazione e sviluppo cognitivo-comportamentale di bambini e adolescenti. Diabete: il trattamento puo' influenzare il controllodel glucosio nei pazienti affetti da diabete. Puo' essere necessario aggiustare la dose di insulina e/o di antidiabetici orali. Sintomi da astinenza da interruzione del trattamento: sono stati segnalati capogiri, disturbi sensoriali, disturbi del sonno, agitazione o ansia, nausea e/o vomito, tremore, stato confusionale, sudorazione, cefalea, diarrea, palpitazioni, instabilita' emotiva, irritabilita' e disturbi alla vista. Vi sono segnalazioni di casi in cui tali sintomi si sono manifestati in pazienti che avevano saltato inavvertitamente una dose. Interrompere la somministrazione gradualmente riducendo lentamente la dose.Suicidio/pensieri suicidi o peggioramento clinico: la depressione e' associata ad un aumento del rischio di sviluppare pensieri suicidi, autolesionismo e suicidio. Tale rischio persiste finche' si verifica unaremissione significativa. Monitorare attentamente i pazienti fino al verificarsi di tale miglioramento. Altre condizioni psichiatriche per cui il farmaco viene prescritto possono anche essere associate ad un aumento del rischio di eventi correlati al suicidio. Le medesime precauzioni prese nel corso del trattamento di pazienti che presentano disturbi depressivi maggiori devono pertanto essere osservate anche duranteil trattamento di pazienti con altri disturbi psichiatrici. Un attento controllo dei pazienti deve accompagnare la terapia farmacologica. Informare i pazienti (e coloro che li assistono) della necessita' di monitoraggio per determinare qualsiasi peggioramento clinico, comportamento o pensieri suicidi e cambiamenti inusuali del comportamento, e di consultare il medico in caso tali sintomi si presentino. Acatisia/irrequietezza psicomotoria: l'uso e' stato associato allo sviluppo di acatisia, caratterizzata da una irrequietezza soggettivamente sgradevole ostressante e la necessita' di muoversi spesso accompagnata dall'incapacita' di sedere o di stare fermi. Per i pazienti che sviluppano questi sintomi, puo' essere dannoso aumentare la dose. Sono stati segnalaticasi di mania o ipomania in un esiguo numero di pazienti con instabilita' emotiva che assumevano antidepressivi. Utilizzare con cautela neipazienti con una anamnesi di mania. Le convulsioni si verificano molto raramente. Occorre prestare particolare attenzione quando si trattano pazienti affetti da epilessia o da sindrome cerebrale organica. Se necessario consultare un neurologo. L'assunzione va interrotta nei pazienti che manifestano convulsioni. Nei pazienti affetti da cirrosi epatica e in quelli con una compromissione renale di grado da moderato a grave, la clearance renale della venlafaxina e dei suoi metaboliti attivi e' ridotta. Quindi, possono rendersi necessari una dose inferiore oun prolungamento dell'intervallo fra le dosi. L'esperienza con il medicinale gia' sul mercato ha dato segnalazioni molto rare di secrezioneSIADH nei pazienti anziani trattati con venlafaxina. Sebbene gli eventi riferiti si siano verificati contemporaneamente all'assunzione di venlafaxina, la relazione con la terapia con venlafaxina non e' nota. Sono stati riportati rari casi di iponatriemia in concomitanza con il trattamento con antidepressivi, inclusi i trattamenti con antidepressivi selettivi della serotonina. I pazienti anziani, i pazienti che assumono diuretici oppure quelli disidratati per altri motivi sono solitamente sotto controllo. Sono stati riferiti rari casi di iponatriemia correlati alla terapia con venlafaxina; la situazione e' migliorata interrompendo l'assunzione del medicinale. Sono necessari una somministrazione cauta e controlli regolari e attenti quando la venlafaxina e' assunta dagli anziani. Una somministrazione attenta e controlli regolari sono necessari nei disturbi nella minzione; glaucoma ad angolo stretto,aumento della pressione intraoculare; ipotensione o ipertensione; disturbi cardiaci come alterazioni della conduzione, angina pectoris e recente infarto del miocardio; in tali casi, e' necessario applicare anche le normali precauzioni. Occorre prestare attenzione in caso di somministrazione simultanea di medicinali. Aumenti della pressione arteriosa associati alla dose sono stati comunemente segnalati. Aumenti prolungati della pressione arteriosa potrebbero avere conseguenze nocive. Misurare la pressione arteriosa dei pazienti ai quali viene somministrata la venlafaxina. Per i pazienti nei quali si osserva un aumento sostenuto della pressione arteriosa durante la terapia con venlafaxina, vapresa in considerazione la riduzione della dose o l'interruzione della terapia. Possono verificarsi aumenti della frequenza cardiaca, in particolare con dosi elevate. Occorre prestare attenzione ai pazienti lecui condizioni di base potrebbero essere compromesse dagli aumenti della frequenza cardiaca. Sono state osservate alterazioni significativedel controllo della pressione arteriosa e anomalie della conduzione cardiaca, in particolare nei pazienti anziani, ed e' stata riferita unapossibile associazione fra la venlafaxina e l'ischemia acuta del miocardio. Di conseguenza, la venlafaxina va utilizzata con cautela nei pazienti con ischemia miocardica acuta, malattie cerebrovascolari acute o altri disturbi cardiaci accertati che potrebbero aumentare il rischio di aritmie ventricolari. Riscontri significativi sull'elettrocardiogramma sono stati osservati nello 0,8% dei pazienti trattati con venlafaxina. Alterazioni significative negli intervalli PR, QRS o QTc sono state raramente osservate nei pazienti trattati con la venlafaxina. E' stato osservato un aumento significativo dei livelli sierici di colesterolo nel 5,3% dei pazienti che assumevano venlafaxina da almeno 3 mesi. Se compare ipercolesterolemia, va preso in considerazione il passaggio ad un altro antidepressivo. Nel trattamento della depressione bipolare, sussiste il rischio che i pazienti sviluppino mania; in tal caso, considerare l'interruzione del trattamento. Non si dispone di esperienza nei pazienti affetti da schizofrenia. I pazienti che assumono venlafaxina possono presentare un rischio piu' elevato di emorragia dellacute e delle mucose. Utilizzare con cautela nei pazienti con tendenzaa tali tipi di emorragia. Se si manifestano eruzione cutanea, orticaria o reazioni allergiche di qualsiasi tipo, la terapia con il medicinale va interrotta. Il farmaco contiene saccarosio.

Gravidanza e Allattamento

I dati relativi a un numero limitato di gravidanze esposte non indicano effetti avversi di venlafaxina sulla gravidanza stessa o sulla salute del feto. Concentrazioni elevate di venlafaxina sono state rilevatenel liquido amniotico. I risultati degli studi su animali hanno dimostrato tossicita' riproduttiva. Il rischio potenziale per l'uomo non e'noto. La venlafaxina non deve essere usata in gravidanza, a meno che la sua assunzione non sia strettamente necessaria. Quando la venlafaxina e' utilizzata a lungo termine fino al parto, possono comparire sintomi da astinenza nel neonato. La venlafaxina e il suo metabolita attivo sono escreti nel latte materno. L'effetto sul neonato non e' chiaro.Di conseguenza, la decisione in merito alla prosecuzione/interruzionedell'allattamento al seno e alla prosecuzione/interruzione della terapia con venlafaxina deve tener conto dei benefici dell'allattamento alseno per il bambino e dei benefici della terapia con venlafaxina per la madre.

Interazioni con altri prodotti

Inibitori della monoaminoossidasi: non utilizzare in concomitanza congli inibitori delle MAO. Effetti indesiderati, anche di grave entita'o con esito letale, sono stati riferiti quando il trattamento con venlafaxina e' stato iniziato subito dopo la sospensione del trattamento con inibitori delle MAO e quando il trattamento con inibitori delle MAO e' stato iniziato subito dopo la sospensione del trattamento con venlafaxina. Sono stati osservati i seguenti effetti indesiderati provocati da un'interazione: tremore, mioclono, sudorazione, nausea, vomito, vampate di calore, vertigini, ipertermia simile a sindrome neurolettica maligna, sindrome serotoninergica, attacchi epilettici e decesso. Una associazione tra la venlafaxina e gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina/inibitori delle MAO puo', sebbene raramente,provocare sintomi caratterizzati da ipertermia, rigidita' muscolare, mioclono, instabilita' autonomica, stato di coscienza alterato e, in casi gravi, delirio e coma. Di conseguenza, non usare contemporaneamente con inibitori delle MAO e non prima che siano trascorsi almeno 14 giorni dall'interruzione della terapia con inibitori delle MAO. Quando si passa dal medicinale a un inibitore delle MAO, va osservata una pausa di 7 giorni. Quando si inizia un trattamento con la venlafaxina 14 giorni dopo un inibitore delle MAO, si raccomanda di iniziare la terapia con una dose unica giornaliera iniziale di compresse da 37,5 mg durante i primi giorni. Nessuna ricerca sistematica e' stata condotta in merito al rischio correlato all'impiego del farmaco in combinazione conaltri medicinali che agiscono sul sistema nervoso centrale, con l'eccezione dei medicinali elencati di seguito. Sulla base del noto meccanismo d'azione della venlafaxina e della possibile comparsa della sindrome serotoninergica, si raccomanda cautela se la venlafaxina e' somministrata in concomitanza con prodotti che agiscono sulla trasmissione serotoninergica. Indinavir: la somministrazione simultanea di venlafaxina ha determinato una riduzione del 28% dell'AUC e una riduzione del 36% della C max di indinavir. L'indinavir non ha avuto alcun effetto sulla farmacocinetica della venlafaxina nativa o della O-demetilvenlafaxina. Litio, diazepam, alcool: non e' stata rilevata alcuna interazione dopo l'assunzione di una singola dose di litio, diazepam ed etanolo durante il trattamento con venlafaxina. Comunque, ai pazienti va consigliato di evitare il consumo di alcool durante la terapia con il farmaco. Aloperidolo Quando la venlafaxina e' stata somministrata allo stato stazionario, la somministrazione concomitante per via orale di aloperidolo ha determinato una riduzione della clearance renale totale per l'aloperidolo, la quale a sua volta ha determinato un aumento dell'AUC edella C max per l'aloperidolo. L'emivita di eliminazione e' rimasta invariata. Imipramina/desipramina: il metabolismo dell'imipramina e delsuo metabolita 2-OH-imipramina non e' stato influenzato dalla venlafaxina, sebbene la clearance renale totale della 2-idrossi-desipramina sia stata ridotta e l'AUC e la C max della desipramina siano aumentate all'incirca del 35%. Cimetidina La cimetidina ha inibito il metabolismo di primo passaggio della venlafaxina, ma non ha avuto alcun effetto significativo sulla formazione o sull'eliminazione della O-demetilvenlafaxina che e' presente in quantita' molto piu' elevate nella circolazione sistemica. Quando il farmaco viene somministrata in concomitanza con cimetidina, non appare dunque necessario alcun adeguamento della dose. Per i pazienti anziani o per i pazienti affetti da una disfunzione epatica, l'interazione farmacologica potrebbe essere piu' pronunciata e dunque per tali pazienti e' indicato un monitoraggio clinico quando il medicinale e' somministrato contemporaneamente a cimetidina. Terapia elettroconvulsivante: dato che in caso di impiego contemporaneo con gli SSRI e' stata rilevata una prolungata attivita' convulsiva, si raccomanda cautela. Clozapina: dopo l'aggiunta di venlafaxina, un aumento dei livelli di clozapina e' stato riferito e temporaneamente associato alla comparsa di eventi avversi come le convulsioni. Risperidone: il profilo farmacocinetico del risperidone attivo e del suo metabolita9-idrossirisperidone non e' stato influenzato dalla venlafaxina, sebbene l'AUC del risperidone sia aumentata all'incirca del 32%. Utilizzare con attenzione nei pazienti trattati in concomitanza con medicinali che aumentano il rischio di emorragie, come anticoagulanti, derivati dell'acido salicilico e antiinfiammatori non steroidei/antireumatici. Warfarin: sono stati osservati aumenti del tempo di protrombina, del tempo di tromboplastina parziale o del rapporto internazionale normalizzato quando la venlafaxina e' stata somministrata ai pazienti che assumevano warfarin. L'efficacia e la sicurezza del trattamento con venlafaxina in caso di assunzione concomitante di agenti per perdere peso, inclusa la fentermina, non sono state analizzate. L'assunzione concomitante di venlafaxina e agenti per perdere peso e' dunque sconsigliata. Si sconsiglia l'assunzione della venlafaxina per perdere peso in monoterapia o in combinazione con altri prodotti. Principi attivi metabolizzati dagli isoenzimi del citocromo P450 Gli studi in vitro dimostrano che la venlafaxina e' metabolizzata principalmente nel fegato a opera dell'isoenzima CYP2D6 in O-demetilvenlafaxina e dall'isoenzima CYP3A3/4in N-demetilvenlafaxina. Non si puo' escludere che ci sia una interazione fra la venlafaxina e un farmaco inibitore dell'enzima CYP2D6; si consiglia cautela quando il farmaco viene somministrata contemporaneamente a medicinali che inibiscono l'enzima CYP2D6. Dato che la venlafaxina potrebbe inibire in modo competitivo il metabolismo di altri principi attivi metabolizzati dal CYP2D6, la venlafaxina va utilizzata con cautela in combinazione con tali principi attivi. Il polimorfismo del CYP2D6 va tenuto presente quando si prescrive la venlafaxina. Nei pazienti con un ridotto metabolismo del CYP2D6 e' possibile prevedere un innalzamento dei livelli di venlafaxina. Inoltre, l'assunzione concomitante di un inibitore dell'enzima CYP3A3/4 puo' far innalzare i livellidi venlafaxina attraverso una interazione metabolica. Gli studi indicano che la venlafaxina e' un inibitore del CYP2D6. La venlafaxina non ha inibito gli enzimi CYP3A4, CYP1A2, CYP2C9 e CYP2C19. Metoprololo: la somministrazione simultanea di venlafaxina (50 mg ogni 8 ore) e metoprololo (100 mg al giorno) e' stata associata a un aumento del 30-40% dei livelli plasmatici di metoprololo. Tuttavia, la concentrazione plasmatica di a-idrossi-metoprololo e' rimasta invariata. La rilevanza clinica di tale interazione e' sconosciuta. Il metoprololo non influiscesul profilo farmacocinetico della venlafaxina e della ODV.

Equivalenti in base alle liste di trasparenza

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Forme Farmacologiche


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Conservazione del prodotto

Questo medicinale non richiede condizioni di conservazione speciali.